L’OCCUPAZIONE SPIEGATA E RACCONTATA
IL REPORTAGE
Questa intervista si è tenuta tra le 14.00 e le 14.30 di lunedì 18/1, quindi non troverete riferimenti ad avvenimenti successivi. N.d.D.
Lunedì 18 Gennaio, una data che appariva come tutte le altre. Questo almeno finché, entrati ognuno nelle proprie classi virtuali, molti si sono accorti di uno strano numero di assenti all’interno delle lezioni. Persino per un lunedì di fine quadrimestre, notoriamente forieri di verifiche e interrogazioni a pioggia. Mentre varie classi si sono trovate a domandarsi dove fossero finiti i propri compagni, la risposta viene svelata dagli stessi, tramite un comunicato ufficiale del Collettivo Rebelde il cui titolo bastava già di per sè: Parini Occupato. Si può immaginare lo stupore dei più.
“Oggi noi studenti e studentesse del Parini abbiamo deciso di rientrare a scuola, perché sono ormai troppe le volte in cui le istituzioni ci hanno preso in giro rimandando il ritorno in presenza e non prendendo provvedimenti sufficienti per garantire un rientro in sicurezza. Siamo tornati perché vogliamo una scuola in presenza e in sicurezza anche in zona rossa. L’istruzione deve diventare una reale priorità nella gestione dell’emergenza. Siamo entrati muniti di tamponi rapidi (che faremo realizzare oggi pomeriggio) e di protocollo sanitario per la gestione dell’occupazione durante la pandemia. Chiamiamo a raccolta DALLE 9:00 davanti al Parini, IN VIA GOITO, chiunque voglia sostenere la nostra causa, student, docenti, genitori. Vi ricondiamo di munirvi e indossare la mascherina e di mantenere SEMPRE il distanziamento. Più saremo, più riusciremo a far sentire la nostra voce, e più facilmente la scuola del futuro potrà essere la scuola che vogliamo noi!
NON L’AVETE RICOSTRUITA VOI, CE NE OCCUPIAMO NOI!”
dalla pagina Instagram del collettivo, potete trovare il post qui.
Dopo una breve panoramica all’interno fornitaci da uno degli studenti occupanti, decido che valga la pena dare un’occhiata di persona. L’ingresso è consentito a qualsiasi studente del Parini (munito di badge) o giornalista, ma non ai soggetti esterni alla scuola. Dentro posso constatare che l’organizzazione è stata preparata nel dettaglio, a scapito di quello che si possa pensare di un’occupazione. Se nell’ingresso vengono distribuite mascherine e gel igenizzante per le mani, nel cortile sono posti i banchi a ferro di cavallo che abbiamo visto su Instagram (oltre a vari tg), da dove alcuni degli occupanti hanno seguito le lezioni a distanza della propria classe. Va segnalato che, per tutta la mattinata eccetto le prime due ore, tutti gli occupanti eccetto alcuni posti come servizio di “vigilanza interna” si sono regolarmente collegati alle proprie lezioni. Dopo aver visto una breve panoramica dell’organizzazione interna, incontro Alessandro Di Miceli, principale esponente del Collettivo, rappresentante d’Istituto eletto e uno dei principali organizzatori dell’occupazione. “Dimi”, come lo chiamano tutti all’interno, accetta di rispondermi su alcune delle questioni più discusse di questo “blitz”.
Allora, partiamo da una domanda che in moltissimi si stanno ponendo: è vero che il preside Barrella e la vicepreside Marioni vi hanno supportato nell’occupare la scuola? E se si, il loro supporto è arrivato dopo l’occupazione, oppure eravate d’accordo ed erano informati della vostra azione?
“E’ opportuno fare chiarezza su questo. Noi non abbiamo avvisato nessuno prima di organizzare questa cosa, né professore né studente. Naturalmente mi è dispiaciuto non poter coinvolgere tutti quanti, ma dobbiamo tenere a mente che stiamo parlando di un’occupazione, e noi non avevamo alcun modo di sapere la posizione del preside e della vicepreside, che anzi immaginavamo molto ostili. Abbiamo ritenuto quindi che correre il rischio di metterli in allarme avrebbe potuto mettere a repentaglio l’intera occupazione. Poi oggi, una volta entrati, abbiamo per prima cosa ritenuto di parlare con la professoressa Marioni, che si è dimostrata assolutamente disponibile, anche perché ha capito che noi per primi ci siamo premurati di mettere in atto un’occupazione che non disturbasse nessuno, senza interferire con le lezioni né col lavoro di chiunque fosse all’interno della scuola. Siamo felici che la cosa si sia risolta nel modo migliore per tutti.” Subito dopo la prima domanda, arriva la prima interruzione: molti giornalisti riusciti a reperire il suo numero lo tempestano di chiamate per chiedere commenti. Aspetto pazientemente prima di riprendere.
Come rispondete ai commenti social apparsi sotto il post in cui annunciate l’occupazione, decisamente poco lusinghieri?
“Guarda, io ho le mie opinioni, nelle quali credo fermamente come tutti quelli che sono presenti qui oggi, tra l’altro supportata da approfonditi studi psicologici che confermano la pericolosità della DaD, poi ti basta pensare che da Marzo 2020 ad oggi siamo stati a scuola in totale tre misere settimane… E’ evidente che ci sia un problema. Personalmente, mi interessa poco degli insulti: noi volevamo mandare un messaggio forte ma rispettoso, se queste persone ritengono di impiegare il loro tempo libero sfogandosi su Instagram, lo facciano pure, io rimango sulle mie posizioni, così come tutti i presenti, del Collettivo e non.”
A questo proposito, sono circolate varie ipotesi sul numero effettivo degli occupanti, e della loro provenienza o meno dal Collettivo Rebelde. Quali sono i numeri reali?
“Di occupanti che sono anche membri attivi del Collettivo, siamo una quindicina. Il gruppo che vedi qui è stato costruito seguendo una rete di amicizie molto larga, ma nel momento in cui poi abbiamo annunciato l’occupazione si sono aggiunti spontaneamente molti ragazzi esterni al Collettivo, che vedi ancora qui. Siamo molto variegati, in totale però siamo sulla quarantina di partecipanti.”
Visto che prima parlavamo di social, una tematica che a quasi nessun pariniano è sfuggita è quella del vostro comunicato: moltissimi proprio sui social si lamentano perché vi siete firmati come ‘gli studenti del Parini’, mentre in queste ore sembra emergere come la grande maggioranza degli studenti sia contraria sia al ritorno in presenza, sia all’occupazione.
“So benissimo che la grande maggioranza degli studenti del Parini non è d’accordo con le nostre posizioni, e men che mai con l’idea dell’occupazione. Noi non siamo d’accordo, naturalmente, e in una recente intervista abbiamo anche spiegato nel dettaglio il perché. Detto questo, noi nel comunicato non ci siamo firmati come ‘Noi siamo il Parini’, noi abbiamo scritto ‘Noi studenti e studentesse del Parini’. Come ho già detto, qui non siamo solo membri del Collettivo, di conseguenza non potevamo firmarci come tali. Abbiamo scelto ‘studenti del Parini’ perché questo siamo. Si è tirato su un casino su quella che è una semplice questione grammaticale: non potevamo firmarci come Collettivo, che potevamo fare? Siamo studenti del Parini, come tali ci firmiamo.”
Torniamo alle dinamiche dell’occupazione invece: qualcuno dice che il personale ATA vi abbia favoriti, è la verità?
“Dipende da cosa si intende per ‘aiutato’. Se volete dire che, così come preside e vicepreside, si sono mostrati disponibili e non ostili, allora si, anche sempre in virtù del fatto che abbiamo garantito il rispetto di tutte le norme e non abbiamo assolutamente interferito col lavoro altrui. Anzi: ci siamo offerti di fare dei turni col loro nel pomeriggio, aiutando tutti quanti a turno nel ripulire la scuola e mantenerla igienizzata e ordinata. Questo perché noi crediamo che gli spazi siano di chi li vive, che ne condivide anche le responsabilità. Se però con ‘aiutato’ si intende che ci hanno favoriti, allora no: siamo entrati mandando due di noi come ‘cavalli di Troia’, e quando hanno aperto a loro gli altri si sono lanciati dentro.”
A questo punto intercorre la seconda interruzione, dovuta all’arrivo dei Carabinieri. Dopo qualche minuto di preoccupazione, la situazione si risolve nel più pacifico dei modi, e il mio interlocutore è pronto per le ultime domande prima dell’Assemblea Generale, in cui verranno discussi vari aspetti logistici non spiegabili qui nel dettaglio per “questioni di sicurezza”. Ma parliamo dell’organizzazione.
Quanto tempo l’avete pianificata, e come l’avete deciso? C’è stata un’assemblea per discuterne, e se sì, era aperta solo a membri del Collettivo o sono stati coinvolti anche gli altri rappresentanti d’istituto?
“Come ho detto prima, il nostro primo lavoro è stato quello di creazione di una vasta rete di amicizie, persone fidate e che eravamo certi avrebbero aderito a questa cosa. Questo processo ha impiegato circa una settimana. Poi però non abbiamo potuto mobilitare un numero enorme di persone, sia per il rispetto delle norme che perché alla fine, ribadisco, è sempre un’occupazione e non eravamo certi di se il preside e la vicepreside sarebbero stati positivi…” (riflette sul termine e ride, N.d.R.) “diciamo bendisposti nei nostri confronti. La prima cosa a cui abbiamo dovuto pensare è che avevamo una responsabilità nei confronti di tutte le persone che avremmo mobilitato per venire qui oggi, e che quindi avremmo dovuto garantirne la sicurezza. Mi sarebbe piaciuto mobilitare, in almeno una delle nostre 4 assemblee di metodo, tutta la scuola, ma sarebbe stato un rischio.”
Quindi questa segretezza che molti vi contestano era volta a non correre rischi?
“Assolutamente. Purtroppo, come detto, moltissimi non sono d’accordo con l’occupazione. Ribadisco che mi sarebbe piaciuto portare 900 studenti in questa scuola, ma la mia prima responsabilità era la sicurezza degli occupanti.”
Però molti stanno esprimendo grande frustrazione per un’occupazione malvista dalla maggioranza degli studenti, per di più nemmeno avvisati…
“Guarda, parliamoci chiaro: è evidente che il Pariniano odi le occupazioni, voglia la DaD, odi il Collettivo. E’ un dato di fatto, lo sappiamo. Però ci tengo a sottolineare che la nostra è un’occupazione, non un’interruzione delle lezioni: le lezioni, nel momento in cui parliamo, stanno andando avanti senza intoppi. Non ci siamo permessi di interferire con la didattica di chi non la pensa come noi, il messaggio che vogliamo mandare è l’esatto opposto.”
Prima di venire qua, uno degli occupanti mi ha mostrato in videochiamata l’organizzazione interna. Ho visto le immagini di come vi siete attrezzati nel rispetto delle misure: all’ingresso sono distribuite mascherine e gel ed è misurata la temperatura, i banchi da cui avete seguito le lezioni sono distanziati e gli spazi organizzati, il cibo l’avete portato da casa, addirittura tra poco arriveranno test rapidi per tutti… L’unico punto poco chiaro è la notte, come siete organizzati per quella?
“Guarda, la maggior parte ha dei sacchi a pelo. La maggior parte non si fermerà: dovremmo essere una quindicina a restare stanotte. La decisione su quali spazi utilizzare andrà presa con la presidenza, ne stiamo discutendo. Ipotizzavamo la suddivisione in tre gruppi, e di occupare le due palestre interne e l’aula magna per avere tutto lo spazio necessario per mantenere il distanziamento.”
Ora toglimi una curiosità: prima abbiamo interrotto perché hai dovuto calmare gli animi con Polizia. Mi sai dire che vi siete detti?
“Guarda, la polizia è arrivata in due distinti momenti. Appena iniziata l’occupazione è intervenuta la Digos, ai quali abbiamo notificato che la scuola era occupata e il perché. Al che hanno atteso l’arrivo del preside e hanno parlato in privato con lui, spiegandogli che sarebbe dovuto obbligatoriamente passare in Questura se vedrà che manifesteremo l’intenzione di fermarci per la notte. Naturalmente in questo caso seguiranno le dovute sanzioni, ovvero delle multe evidentemente a mio carico, dal momento che il mio è l’unico documento del quale sono in possesso. Poi poco fa è intervenuta una pattuglia di Carabinieri, il dialogo è stato più o meno identico, e dopo aver spiegato con la massima tranquillità la situazione loro hanno preso nota dell’occupazione.”
Altra questione molto cara ai pariniani è capire cosa proponete per mediare tra la vostra posizione e quella di chi non vuole tornare…
“La soluzione che proponiamo noi è un ritorno a scuola che sia dignitoso e sicuro. Si, i pariniani sono preoccupati dal rientro, ma perché? Da un lato c’è sicuramente la questione della sicurezza, e questa è la prima cosa sulla quale insistiamo: qualsiasi iniziativa vada presa per rendere la scuola sicura, la sosteniamo, compresa una didattica “alternata”. Detto questo, so anche che molti temono un rientro massacrante tra verifiche e interrogazioni. Su questo posso garantire, come rappresentante d’istituto e in piena collaborazione con gli altri rappresentanti, che ci batteremo per un rientro dignitoso, già strutturato ed approvato dalla presidenza per il rientro il 7, cosa che sappiamo non essere successa, ma un protocollo c’è. Abbiamo parlato di moltissime tematiche, ma il succo è che la nostra mediazione è un ritorno concreto, dignitoso e sicuro.”
Mentre sto per andarmene, sorgono alcune complicazioni. La prima vede Di Miceli e la vicepreside Marioni impegnati in un duro scontro verbale, con quest’ultima che ha sostenuto l’occupazione come testo simbolico, ma si oppone alla permanenza durante la notte degli studenti. Duro il commento del rappresentante d’istituto: “Con tutto il rispetto, al vicepreside deve accettare che la scuola in questo momento è occupata. Ciò significa che, nonostante non vogliamo creare problemi, queste decisioni non le prendono loro, ma gli studenti che si sono appropriati della scuola. Vogliamo risolvere diplomaticamente, ma non ce ne andremo.” Un ulteriore momento di tensione si è avuto alla notizia del possibile intervento di un non meglio precisato consigliere regionale. Anche qui, il mio interlocutore non usa mezzi termini: “Innanzitutto voglio sapere chi è questo. Subito dopo, a prescindere da chi sia, non lo lasceremo entrare. Se è un esponente della maggioranza della Regione, non abbiamo intenzione di fornirgli la scusa per fare un pò’ di campagna elettorale: ci hanno presi in giro per mesi, se volessero le scuole aperte le aprirebbero, ne hanno facoltà. Stesso discorso per un esponente della maggioranza di Roma: il governo nazionale non ha fatto diversamente dai colleghi lombardi. Se il Signor Consigliere vuole venire che venga, ma alle nostre condizioni: deve stare fuori dalla scuola, andare davanti a tutte le telecamere, e rispondere alle nostre domande, non fare campagna elettorale. La scuola è occupata, e se un rappresentante delle istituzioni vuole intervenire, che lo faccia rispondendo alle domande per le quali noi studenti pretendiamo risposta.”
LA PAROLA AL COLLETTIVO
Nella descrizione del post con cui il collettivo ha dichiarato l’inizio dell’Occupazione, ha anche scritto le proprie rivendicazioni:
Parini occupato 2021:
Rivendichiamo una scuola IN PRESENZA e IN SICUREZZA per le seguenti ragioni:
· La didattica a distanza può essere una soluzione emergenziale ma a quasi un anno dall’iniziale chiusura delle scuole è inaccettabile che non sia stata proposta una valida alternativa per le seguenti ragioni:
– Non è garantito omogeneamente il diritto allo studio
– Vi sono ripercussioni psicologiche sugli studenti e le studentesse
– Viene meno la gran parte dell’esperienza formativa alla quale si va in contro frequentando gli ambienti scolastici e rapportandosi con le persone che operano al suo interno. Spesso ciò che si salva della didattica è solo il nozionismo e le valutazioni sono sterili. Affinché le scuole siano sicure è necessario che vengano presi provvedimenti che influiscano su:
– Trasporti
– Tracciamento
– Distanziamento
– Edilizia scolastica
– Fruibilità di tamponi rapidi
– Gestione orari
COSA SI E’ DETTO IN COMITATO?
Per coloro che non dovessero saperlo mercoledì 20/1 c’è stata una riunione straordinaria del Comitato Studentesco aperta a tutti, qui troverete i punti salienti di quanto si è discusso.
Per non chiedere il permesso a tutti coloro che hanno fatto interventi i nomi sono stati omessi N.d.D.
Organizzazione
Uno dei punti principali trattati è stato quello dell’organizzazione dell’occupazione, infatti come sapremo in molti non tutta la scuola è stata coinvolta o quantomeno interpellata con un voto del Comitato.
La posizione del Collettivo: dal punto di vista organizzativo era impossibile, più persone sanno di un’occupazione più è possibile che la notizia trapeli, facendo fallire il progetto.
La posizione di Realista: è vero che sarebbe stato impossibile interpellare tutta la scuola, ma lo si sarebbe dovuto comunicare ai rappresentanti d’Istituto.
Comunicazione
C’è stato un dibattito sulla comunicazione con preside e professori. E’ stato chiesto come sia avvenuta la spaccatura con la presidenza che, inizialmente, appariva favorevole. Spiegano gli occupanti che la ragione è stata un’incongruenza nelle proposte di collaborazione tra un professore e quella finale del Preside, che non sembrava agibile secondo le normative covid per la zona rossa.
Un altro punto dibattuto è stato quello del confronto interno. Alcuni che hanno partecipato all’occupazione dopo l’orario scolastico hanno fatto notare che il dibattito interno è venuto meno a causa di varie interruzioni.
Noi studenti
Un punto che già in partenza avrebbe creato più fronti è stato l’annuncio dell’occupazione, fatto dal collettivo.
Per chi non dovesse saperlo, sulla pagina Instagram il Collettivo ha scritto (sic) “Oggi noi studenti e studentesse del Parini abbiamo deciso di rientrare a scuola…” Il problema evidenziato è che con il noi sembra che venga inteso tutto il Parini, affermazione non necessariamente vera. N.d.D.
La posizione del Collettivo: l’uso del “noi” era giustificato, siccome i partecipanti all’occupazione erano studenti del Parini e non si poteva chiamarli studenti del Collettivo perché non tutti i partecipanti all’occupazione erano membri del Collettivo.
Il complotto
Una lite inaspettata riguardava uno dei nostri Rappresentanti d’Istituto, Gilberto Sagramoso (IV C, Realista), che inizialmente non è stato fatto entrare nella scuola occupata. Il dibattito si è diviso in due: se da una parte alcuni accusavano il Collettivo di malizia, altri spiegavano che l’ingresso ritardato era dovuto a questioni di sicurezza.
Le scuse
L’ultima parte della riunione è stata dedicata a un sentito discorso di Alessandro Di Miceli (V D, Collettivo), in cui ha spiegato che le sue azioni non erano intese in qualità di Rappresentante d’Istituto ma di singolo studente e se ci sono state delle scorrettezze percepite tutto è stato fatto in buona fede. Alla fine, parlando da Rappresentante, ha promesso di impegnarsi ancora di più in futuro nel difendere gli interessi degli studenti e nell’interagire con i propri colleghi.






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