Intervista a Beatrice Baldassin riguardo al concerto del 15/12/22
Beatrice Baldissin è una nostra collega del terzo anno, iscritta al Conservatorio di Milano, che si esibirà nel primo concerto della rassegna organizzata da Parini Classica per quest’anno scolastico (sarà il 15 dicembre, non mancate!).
Appena sono venuta a sapere di quest’iniziativa mi sono precipitata a conoscerla e mi ha gentilmente concesso di intervistarla. Conosco perfettamente il lungo processo che precede l’esecuzione pubblica di un pezzo, la preparazione tecnica e lo studio che questo necessita, ed è certamente interessante carpire qualche informazione dall’interprete, dopo tanto studio.
Beatrice, che cosa suonerai al concerto del 15 dicembre?
Al concerto suonerò la Seconda Ballata e il Terzo Scherzo di Chopin e dei pezzi tratti dal balletto de “Lo Schiaccianoci” di Tchaikovsky. Quest’ultima parte sarà quella più a tema natalizio: la storia de “Lo Schiaccianoci” narra, infatti, di una ragazza che nel giorno di Natale riceve in dono uno schiaccianoci, il quale in seguito si anima nei suoi sogni e la porta in un mondo incantato. Rimango piacevolmente sorpresa, specialmente dall’ultimo pezzo menzionato. Non è poi così usuale sentire trascrizioni per pianoforte dei balletti di Tchaikovsky, e in particolare Schiaccianoci farà parte della vita milanese quest’inverno, visto che è il primo titolo in cartellone alla Scala per quanto riguarda il balletto.
Dunque hai scelto di suonare Tchaikovsky perché il concerto si svolgerà sotto Natale?
In parte sì, ma soprattutto perché amo tantissimo questo pezzo, che considero un vero e proprio capolavoro romantico ed emotivamente molto coinvolgente. Il Terzo Scherzo è un pezzo di repertorio per moltissimi pianisti, mentre la Seconda Ballata è una scelta più inusuale, e decido di farle due domande a riguardo. La Seconda Ballata è meno famosa della quarta e della prima, ad esempio, quindi perché hai scelto di suonare proprio questa? Ho deciso di portare la Seconda Ballata perché quando l’ho ascoltata per la prima volta me ne sono innamorata e l’ho anche sentita molto vicina a me.
Che cosa ti affascina di questo pezzo?
In generale, mi affascina Chopin e l’alone di mistero in cui sono avvolti i suoi pezzi: inizialmente sembrano essere abbastanza tranquilli e sereni – come all’inizio della Ballata scelta – ma successivamente la parte più tempestosa dei pezzi si rivela in tutta la sua pienezza, facendoti riflettere su come anche all’inizio ci fosse un senso d’inquietudine di fondo che poi si è risvegliato tutto in quel finale. Questa melanconia sepolta, dunque, mi attrae molto.
C’è qualche pianista che ti ispira?
Ho la fortuna di studiare con due concertisti di valore: Irene Veneziano e Alexander Romanovsky. Entrambi sono un grande esempio professionale e umano. Hanno fantasia nell’interpretazione e una passione che mi sprona.
Suggerisci di ascoltare qualche registrazione, per prepararsi al concerto?
Mi viene in mente l’esecuzione di Beatrice Rana per lo Scherzo di Chopin. Visto che negli ultimi anni si è acceso un dibattito circa la bontà delle interpretazioni storiche specialmente di autori come Chopin cerco di capire cosa ne pensa Beatrice.
Ti ispiri alle interpretazioni storiche, per esempio a quelle di Arthur Rubinstein?
Sicuramente le ascolto. Nel tempo è cambiato il modo di suonare. In passato si rischiava troppa libertà, bisogna mediare e trovare nuovi equilibri. Generalmente mi ritrovo di più negli interpreti contemporanei.
Le sue risposte pronte riflettono l’abilità di una consumata concertista, senza incertezze dovute all’emozione. Mi permetto dunque di fare qualche domanda di stampo più personale. Frequenti il Conservatorio e immagino che il tuo corso preferito sia pianoforte – prevedibilmente, Beatrice sorride e annuisce – qual è il secondo?
Penso proprio che sia musica da camera, in primo luogo perché si tratta di un corso pratico; in secondo luogo, perché in questo corso non si dev’essere un tutt’uno solo con lo strumento, ma anche con l’altra persona. Trovo che sia bellissimo sentire sé stessi e l’altra persona suonare come un unico essere. Per esempio, io faccio musica da camera con una violinista e, essendo anche abituata ad accompagnare mia sorella che è anche lei una violinista, trovo sempre magico il momento in cui si respira insieme e poi si attacca a suonare di nuovo contemporaneamente, come una cosa sola.
E ritrovi questa sensazione ed esperienza educativa solo nella musica da camera o anche in altre situazioni?
Ritrovo il sentirsi parte di qualcos’altro anche quando suono per me stessa, poiché anziché riflettersi su un’altra persona, questa mia sensazione di diventare un tutt’uno con qualcuno accade con lo strumento: insieme si diviene un tramite per far uscire ciò che si prova, uno strumento stesso per la musica. Sei al terzo anno di liceo classico: un percorso molto complesso, soprattutto da conciliare con il Conservatorio.
Se tu potessi tornare indietro, preferiresti renderti la vita un po’ più facile iscrivendoti al musicale o rifaresti la stessa scelta?
Penso che sia indubbiamente un percorso molto difficile, soprattutto nei periodi ricchi di concerti o concorsi. Tuttavia, credo che sceglierei ancora di fare il liceo classico, sia perché mi attirano sempre molto le materie d’indirizzo, sia perché ritengo che sia una scuola che sviluppa un pensiero veramente profondo, come in nessun’altra scuola può accadere: ad esempio, studiando greco e latino nella maggior parte dei casi non si ottiene niente di pratico che possa servire nella vita, però, anche cercando semplicemente le etimologie delle parole, si impara a sviluppare un pensiero critico che porta ad andare oltre alla parte superficiale delle cose in tutto quello che si fa.
Dunque, per te, il musicista deve essere anche un po’ intellettuale! Assolutamente!
Pienamente d’accordo, decido di procedere con la fatidica domanda: Progetti per il futuro?
Voglio fare la pianista, pur sapendo che è una carriera difficilissima. So che pochissimi ce la fanno, però io punto a quello.
E cosa vorresti fare in un momento di libertà assoluta dagli impegni di scuola e conservatorio?
Suonare! Decisamente, suonare il pianoforte mi diverte sempre, specialmente potendo scegliere i pezzi in libertà, potendo sperimentare…
Concludo con due brevissime domande riguardo alla nuova rassegna: Spiegaci perché la musica classica è importante.
Credo che la musica classica sia molto utile per lo sviluppo spirituale. Se ascoltata con attenzione trasmette tante emozioni, bisogna solo essere disposti ad ascoltarle.
Perché una rassegna di musica classica al Parini?
È una proposta nuova, un’opportunità di arricchimento per gli studenti. La musica classica non è destinata solo ad un pubblico anziano. Anzi: è una cosa per giovani!
Beh, direi che adesso non possiamo far altro che andare ad ascoltarla!






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