“ In qualche lontana città che non conosci e dove forse non ti accadrà di andare mai, c’è uno che ti aspetta”. Così scriveva Dino Buzzati nell’incipit di un suo famoso racconto, scelto come titolo del primo appuntamento musicale organizzato il 15 dicembre scorso da Parini Classica, un nuovo progetto, ideato da alcuni studenti del Liceo, che si pone l’obiettivo di avvicinare i ragazzi alla musica dei grandi compositori attraverso una serie di incontri con giovani talenti ed esperti, per una rassegna in equilibrio fra tradizione e spirito innovativo. Protagoniste della serata Beatrice Baldissin, studentessa del nostro Liceo, e Beatrice Distefano, entrambe giovani pianiste già esibitesi in numerosi concerti. Teresa Corbellini, anche lei pariniana e organizzatrice dell’evento, ha introdotto brevemente le composizioni di Chopin e Tchaikovsky che costituivano le due parti del concerto. Il repertorio, coerente e stimolante, ha permesso di esplorare alcune fra le opere più celebri dei due grandi compositori, e le interpreti ne hanno saputo restituire le diverse inquietudini e magie, con un approccio calibrato fra tecnica e resa emotiva. La prima a esibirsi è stata Beatrice Distefano, con il notturno op 48 n 1 in do minore: mentre le dita cominciano a scorrere lungo la tastiera, si delinea una marcia grave, accompagnata da una prima, struggente linea melodica. Nel poco più lento colorato da qualche arpeggio Chopin, uomo dal carattere schivo e dalla vicenda piena di punti interrogativi, apre il suo cuore e svela un dolore solenne, quella che lo scrittore Fernando Pessoa avrebbe forse definito “la sofferenza di un’anima forte”. Il viaggio prosegue con la ballata n 1 in sol minore, il cui largo iniziale è interrotto improvvisamente da una delle melodie più famose del compositore; il suono si fa inquieto, la partitura si complica con una serie di dissonanze per poi chiudersi in un finale inaspettatamente drammatico. Drammatico è anche il turbolento scherzo n 1; questo genere, solitamente costituito da armonie giocose e da un senso di levità, riflette invece in Chopin quelli che per lui erano gli “scherzi” di un destino che lo aveva allontanato dalla sua amata Polonia e aveva minato la sua salute. Beatrice Baldissin si è esibita nella seconda parte del concerto, suonando per prima la ballata n 2 in fa maggiore; per alcuni musicologi Chopin si sarebbe ispirato a un poema di Adam Mickiewicz “Switez”, un mitico lago tra le foreste lituane le cui acque, secondo una leggenda, avevano ospitato delle fanciulle in fuga dall’esercito russo. Il grande pianista Anton Rubinstein aveva definito questa ballata “il fiore selvaggio portato via e accarezzato da un colpo di vento”. Improvvisa la furia devastatrice dei soldati, segue gli incastri delle note, gli intrecci e le separazioni delle linee melodiche; poi nella coda riappare brevemente il tema iniziale, ma è come corrotto da un dolore sordo e incancellabile, la consapevolezza della cesura tra presente e passato, l’impossibilità delle cose di tornare al loro stato originario. Nell’enigmatico scherzo n 3, sospeso tra pause e improvvise accelerazioni, sembra che il compositore abbia congelato l’idea del tempo in un’istantanea fatta di note, nella quale è racchiusa tutta la bellezza e la profondità della musica classica. I brani dello Schiaccianoci di Tchaikovsky distendono l’atmosfera: la famosa marcia e la danza della Fata Confetto anticipano il momento più atteso, l’andante maestoso le cui note accompagnano il ballo della Fata Confetto con il Principe Coqueluche. L’istantanea precedente si scompone, riversando un fiume di notte che spezza la stasi in un commovente trionfo romantico. Alla fine del concerto c’è stato ancora tempo per ascoltare una vivace esecuzione a quattro mani della prima danza ungherese di Brahms e una versione pianistica di “All I want for Christmas is you”, prima di salutarsi e tornare a casa. Forse aveva ragione Dino Buzzati: dietro a certi portoni c’è sempre qualcuno che ti aspetta.

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