Qual è la prima immagine che vi viene in mente pensando a Sir Isaac Newton, il grande matematico e fisico, il pioniere dell’ottica, lo scopritore della legge di gravità? Studiandolo a scuola, immaginiamo spesso la figura di un tranquillo scienziato di campagna che, tra le ore trascorse fra esperimenti e passeggiate, ha dedicato tutta la sua vita alla ricerca. Il manuale di Fisica, tuttavia, non é sempre lo strumento migliore per conoscere la vita dei geni. Secondo alcune dicerie, comprovate allora da fonti anche autorevoli, Newton era un personaggio molto più complesso di come tendiamo a immaginarlo oggi. Tra le varie chiacchiere sul suo conto, si dice che abbia riso una sola volta nella vita, e per giunta divertendosi sulla pelle di un suo alunno non particolarmente brillante (a detta del maestro) in Matematica. Forse vi chiederete quale fosse l’origine di questo comportamento a dir poco cinico, e una risposta, dopotutto, potrebbe esserci. Nessuno, salvo rare eccezioni, ha mai fatto gli auguri di compleanno al povero Isaac. Il nostro uomo era infatti venuto alla luce il 25 dicembre 1642, il che, fra i mancati auguri e il regalo in meno, è già una grande sventura, ma non solo. Per il resto d’Europa il malcapitato “co-scopritore” del calcolo infinitesimale era nato il 4 gennaio 1643, perché nel Regno Unito il calendario gregoriano non verrà utilizzato fino alla metà del Settecento. Immaginatevi Sir Isaac che deve esibire il proprio documento d’identità al check-in di una stazione di diligenze, salvo poi venirsi negato il viaggio in carrozza da un confuso vetturino olandese per irregolarità anagrafiche! Fantasie a parte, Newton fu un grandissimo scienziato, vera espressione di quello spirito empirista che ha reso grandi le scuole scientifiche britanniche; tuttavia in pochi sono a conoscenza di alcuni curiosi aneddoti sui suoi esperimenti, come quello del prisma, grazie al quale la luce bianca fu scomposta nei sette colori fondamentali. Altri, come il grande Cartesio, avevano tentato l’esperimento. Il filosofo del Cogito ergo sum aveva oscurato il suo laboratorio e fatto passare un raggio di luce bianca da un buco nei pannelli per colpire un prisma: il raggio si era scomposto sul prisma, per proiettarsi composto in due colori su un foglio poco distante. Ma René aveva scritto frettolosamente una breve relazione, perdendo per sempre l’occasione di scoprire lo spettro dei colori. L’esperimento di Newton sarebbe forse stato simile a quello di Cartesio, ma Isaac, non mise il foglio (chissà, magari l’aveva dimenticato a casa) e fece proiettare la luce sulla parete, dove si scompose in sette colori, dimostrando ancora una volta come, anche nel campo delle scienze, molte scoperte siano spesso una questione di mera fortuna. E a Newton la fortuna non mancò di certo, sopratutto se pensiamo che avrebbe potuto vivere molto meno rispetto ai suoi egregi ottantatré anni, e in condizioni di salute non proprio ottimali. Una volta infatti il nostro scienziato, per dimostrare le proprie teorie sulla luce e rispondere ad una serie di critiche che gli erano state mosse, si infilò un ago, secondo la sue parole, “tra l’osso e l’occhio”. I progressi nell’anatomia non erano avanzati come lo sono oggi, ma siamo sicuri che all’epoca fosse ormai opinione comune che infilarsi aghi nelle cavità oculari non sia una grande idea. Chissà, forse fu per questo motivo che Newton non trovò persone disposte a eseguire l’esperimento e dovette fungere lui stesso da “cavia”. Ci piacerebbe scoprire lo stato del suo povero occhio dopo l’esperimento, ma non abbiamo trovato fonti che ne descrivessero le condizioni, anche se siamo certi del fatto che la genialità di Sir Isaac non fu compromessa. Infatti continuò a registrare grandi scoperte, e il gusto dei vari elementi chimici, come il mercurio, che assaggiava di tanto in tanto; per quanto definisse questo metallo “acido, pungente e sgradevole”, pare che alla fine non gli dispiacesse troppo, visto che ne ingerì una quantità pari a quindici volte la soglia di sicurezza. Infine, dopo una vita dedicata alla ricerca e a degustare metalli di transizione, Newton morì il 20 marzo 1727, o per meglio dire, il 31 marzo 1727. Ha rivoluzionato la Fisica e la Matematica, ed è annoverato fra i grandi della Terra, tanto che, sul finire del Settecento, l’architetto francese Étienne-Louis Boullée immaginò di costruire un monumentale cenotafio sferico per ricordare il geniale scienziato. Prima di congedarci, però, ci è sorto un ultimo dubbio. Quali date dovremmo inserire, Monsieur Boullée, all’ingresso del cenotafio?

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