“Da bambino i mostri non mi spaventavano, anzi mi hanno aiutato a sentirmi meno solo, perché rappresentavano la diversità di tutti coloro che non rispondevano ai canoni socialmente accettati”.
Con questa frase Tim Burton descrive la sua arte e la sua ispirazione nella mostra, allestita a Torino nella Mole Antonelliana fino al prossimo 7 aprile, che ripercorre in ordine cronologico la carriera e l’evoluzione dello stile del grande ed eccentrico artista.
L’esposizione si articola lungo un percorso sospeso che sale a spirale lungo le pareti della Mole, suddiviso in nove sezioni che presentano più di 500 opere originali, da schizzi a fotografie, da costumi a concept art, e anche alcuni progetti mai realizzati o in corso, organizzati in modo da immergere lo spettatore per accoglierlo nella complicata mente di un genio “diverso”.
Ci sono disegni che rappresentano la sua infanzia, dalla difficoltà a relazionarsi con i coetanei alla dura relazione con i genitori, e storyboard tratti dai suoi lungometraggi.
La mostra è in grado di catturare e appassionare un fan, ma anche di affascinare chi è estraneo al lavoro di Tim Burton; essa ripercorre l’evoluzione, mai stravolta, della creatività dell’artista, il quale ha ripreso temi simili con un tocco sempre diverso, mescolando generi e discipline artistiche, che possiamo vedere susseguirsi e alternarsi nel corso dell’esposizione e dell’esistenza dello stesso Burton. Perché alla fine questa non è altro che la storia della sua vita, sintetizzata e raccontata tramite la sua arte, che lo ha sempre rappresentato, crescendo con lui.






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