La Memoria e il nostro presente

In onore della Giornata della Memoria di quest’anno – mi perdonerete il ritardo – vorrei pronunciarmi a partire da una recente, nonché estremamente problematica, dichiarazione dell’ANPI: “È un errore gravissimo mettere sullo stesso piano la Shoah e altre, pur terrificanti, vicende di oggi”. 

Per chi non ne fosse a conoscenza, si tratta delle parole dell’Associazione Nazionale dei Partigiani Italiani, gli stessi che, saprete bene, hanno liberato il nostro Paese dall’occupazione nazifascista, contribuendo alla fine di una guerra durante la quale si consumò uno dei più terribili genocidi della storia, conducendo a una terribile presa di coscienza collettiva della spaventosamente facile perdita d’umanità che, come una metastasi, può diffondersi veloce e indisturbata arrivando a infettare anche le persone che più di tutti riteniamo immuni – noi stessi. 

È Memoria quando la rendiamo tale, proiettandola su di noi, sul nostro presente e sulla nostra realtà. 

Per questo motivo, ritengo necessario affermare che la dichiarazione dell’ANPI cui sopra è inammissibile, nonché di una prepotenza e violenza lancinanti. È, tuttavia, il pensiero di innumerevoli cittadine e cittadini, la cui memoria resta immobile sul passato, sui tempi di sterminio e distruzione mostrati su ogni tipo di media attraverso immagini (sempre le stesse) strumentalizzate e atte a ricordarci solo una pagina della perdita di umanità di cui abbiamo peccato, che, per quanto tragica e bestiale, rimane solo una pagina. Ci viene sempre ripetuto che l’azione di riportare alla memoria questi fatti, per quanto doloroso possa essere, è l’unica via per non ripetere ora, nel presente, ciò che così tanto ci ripugna. Eppure, con un veloce sguardo sul mondo, ci si accorge più che facilmente che questo dogma non è rispettato: un’entità dello spessore dell’ANPI fallisce, quindi, nel suo tentativo di lottare per la libertà e in nome dei valori per cui è stata fondata, permettendo alla propria visione trasversale e illimitata di essere delimitata da confini nazionali.

Riflettendo sul colonialismo, il poeta francese Aimé Césaire scriveva “Ciò che il borghese distinto, umanista, cristiano del ventesimo secolo non perdona a Hitler non è il crimine in sé, è il crimine contro l’uomo bianco. Il fatto di aver applicato all’Europa metodi colonialisti finora subiti solo dagli arabi, dai lavoratori indiani e dai neri d’Africa”. 

Bisogna allora riconoscere all’ANPI un merito: l’onestà nel ricordarci, tra le righe, che la sciagura dell’uomo bianco occupa il posto più alto nella classifica delle vite barbaramente sottratte a causa di ideologie perverse e che i genocidi, anche precedenti, nel Congo belga, nella Namibia tedesca, in Armenia, in Myanmar, del popolo curdo e, ora, di quello palestinese mai saranno paragonabili a ciò che i bianchi europei hanno subito venendo trattati come era consuetudine fare nelle colonie di quegli stessi Paesi europei. 

Ancora una volta, coloro che si pongono come paladini della liberazione dal fascismo si dimenticano degli altri fascismi, quelli lontani da noi ma di matrice nostrana, quelli che incisero – e incidono in questo momento – su coloro che si decise di classificare come bestie incivilizzate. Risultato inevitabile di questo processo è la progressiva disumanizzazione di colui che, dandosi una pacca sulla spalla, si erge a modello per gli altri, quelli che, per sua arbitraria decisione, non sono come lui, la cui vita vale meno delle altre, il cui popolo sterminato nella più terrificante barbarie deve avere l’umiltà di riconoscere che non ha lo stesso valore di chi, invece, ha subito violenze uguali, ma avrebbe dovuto trovarsi, per convezione, dalla parte dei complici. Solo e unicamente dopo la strage dell’uomo bianco si delegittima quel modus operandi da sempre applicato sull’altro. 

Ed è l’unica strage di cui vogliamo ricordarci, inneggiando a una memoria di superficie, incapace di impattare su ciò che davvero possiamo cambiare: il presente. 

Il passato è parte di ciò che siamo ed è prova di ciò che siamo stati in grado di compiere; ma, perché ciò non insanguini nuovamente la nostra realtà, è indispensabile che la Memoria sia orientata verso di essa. Altrimenti frasi come “Il fascismo? Ma sì, è solo un’ideologia, passerà presto” porteranno a una nuova distruzione.

Lascia un commento

In voga