Una delle principali critiche mosse verso il nuovo film di Guillermo Del Toro è la poca fedeltà al romanzo originale di Mary Shelley dal quale è tratto, ma il regista messicano ha sempre affermato che non lo sarebbe stato. Per lui la storia di Frankenstein è come una religione, sin da piccolo immagina i santi con la faccia di Boris Karloff nella versione del 1931, e nella sua testa ha un’idea precisa, ispirata a Rebecca di Hitchcock, Cime Tempestose di Wyler e altri classici della cultura gotica oltre che alle precedenti versioni del romanzo (principalmente quella del ‘31 e quella di Kenneth Branagh del ‘94). Tuttavia ha una grande paura di fallire nell’adattamento, che, insieme a problemi di produzione, lo porterà ad accantonare il progetto per decenni, fino ad arrivare a quest’anno. Infatti, dopo innumerevoli cambiamenti di programma e posticipi (uno su tutti, il dover sostituire Andrew Garfield, inizialmente scelto per il ruolo della Creature, con Jacob Elordi poco più di due mesi prima delle riprese), il film è uscito in sala e streaming. Il maggiore punto di forza di Frankenstein sta proprio nei suoi attori protagonisti, Oscar Isaac, che interpreta un estremamente carismatico Victor Frankenstein, e soprattutto un bravissimo Jacob Elordi, passato in poco tempo dall’essere “l’attore figo di Euphoria” a essere uno dei talenti più richiesti del cinema d’autore di oggi. Com’è tipico di Del Toro abbiamo anche una regia ottima accompagnata da costumi e scenografie mozzafiato, realizzate completamente senza effetti speciali o intelligenza artificiale, e proprio a quest’ultima il regista ha dedicato delle gentili parole a Venezia: Fuck AI!

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