Il 22 e il 23 marzo 2026 siamo chiamati alle urne per il referendum costituzionale confermativo sulla giustizia. 

Si voterà per la separazione delle carriere tra pubblici ministeri e giudici – e quindi per togliere la possibilità ai magistrati di diventare, a un certo punto della carriera, giudici e viceversa; la creazione di due Consigli Supremi della Magistratura distinti (CSM) – uno per i pm e uno per i giudici; l’introduzione del sorteggio come metodo di scelta dei membri del CSM; l’istituzione di una corte disciplinare per procedimenti contro magistrati e giudici – l’Alta Corte Suprema. 

Nel nostro Parlamento la maggioranza che ha votato a favore del referendum sostiene che così si otterrà una giustizia più trasparente, equilibrata ed efficiente, la riduzione del correntismo e il miglioramento nella gestione delle carriere; l’opposizione invece afferma che questo referendum sarebbe una minaccia per la non influenza della magistratura da parte della politica, principio fondamentale alla base della separazione dei tre poteri. 

Per aiutare noi giovani a sentirci più coinvolti nel dibattito e per chiarirci le idee, i nostri rappresentanti d’istituto hanno organizzato il 30 gennaio un’interessante assemblea di dibattito fra due esperti in materia, per permettere agli studenti maggiorenni di venire a conoscenza di motivazioni concrete per cui votare “sì” o “no”, a prescindere dall’orientamento politico. 

A presentare le motivazioni del “si”, è intervenuto l’avvocato penalista Luparia Donati Luca. 

In un conciso intervento, ha presentato come necessaria la netta distinzione e la gestione separata delle due carriere di pubblico ministero e giudice nella magistratura, per ridurne le influenze reciproche, e per evitare che un giudice, che magari ha svolto in precedenza la carriera di pm, avendo dunque un metodo più “d’accusa”, adotti questa predisposizione anche nel giudicare, quando invece dovrebbe essere “terzo e imparziale” (cfr. art. 111). Ha poi affermato che la separazione dei CSM garantirebbe una maggiore imparzialità e il sorteggio la scissione totale del pm dal governo; anche perché, come si potrebbe gestire in modo funzionale la separazione del ruolo d’accusa e di giudizio, se poi le due carriere sono gestite da un unico CSM? Pertanto, se ci si batte per la separazione delle carriere, bisogna intervenire anche e soprattutto su quest’organo.

L’istituzione dell’Alta Corte Suprema, infine, permetterebbe la separazione della funzione amministrativa da quella giurisdizionale all’interno dell’unico organo del CSM, garantendo così una minore influenza di una funzione sull’altra e una maggiore imparzialità nel giudizio, in quanto verrebbe fatto da figure terze. 

Prima di lasciare la parola alla controparte, infine, l’avvocato Luparia si è raccomandato di non votare in base all’orientamento politico, bensì informandosi e con buonsenso, sottolineando che questa riforma, se non passa questa volta, difficilmente verrà riproposta in futuro, perdendo così ogni possibilità di attuare mai queste modifiche alla magistratura. 

Il secondo intervento è stato invece tenuto dal presidente della Corte di Cassazione Giuseppe Santalucia, che ha spiegato in un ampio discorso le sue motivazioni per votare “no”. 

Innanzitutto, ha esposto i suoi dubbi riguardo alle ragioni di tale referendum e l’inconsistenza degli argomenti a favore: la Costituzione già dichiara l’indipendenza della magistratura dal governo (Art. 104, comma 1: “La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere”, Art. 111, comma 2: “Ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale”), pertanto far passare la necessità di questo referendum per separare le carriere sarebbe come ammettere che oggi la Repubblica Italiana non dispone di un giudice terzo e imparziale e che non ci si fida del nostro stato democratico che, secondo la Costituzione, dovrebbe garantire già l’autonomia ad entrambe le cariche, anche sotto lo stesso CSM. Non si tratterebbe  quindi di un referendum innovativo nel tessuto di valori, perché semplicemente ribadisce ciò che già ci si aspetta ci sia nella giustizia di un Paese democratico. 

Ha aggiunto poi che non si tratterebbe del primo referendum sulla separazione delle carriere ma del primo Costituzionale sul tema: infatti, già nel 2000 e nel 2022 erano stati emanati due referendum abrogativi per le leggi che erano ambigue od ostacolavano la separazione dei poteri. La Corte Costituzionale in quelle occasioni aveva affermato che il giudice era già imparziale e che la separazione delle carriere poteva essere fatta anche attraverso leggi ordinarie.

I problemi maggiori della nostra giustizia sono altri, come le tempistiche dei processi, e aggiungere due nuovi organi e uno superiore a questi non migliorerebbe certo la situazione, anzi. 

Per quanto il Dottor Santalucia non neghi l’esigenza di una riforma nella giustizia, ritiene tuttavia che non sia necessaria una modifica costituzionale per ottenerla, anche perché, se questo voto non deve essere di orientamento politico, andando a modificare la Costituzione – che ha significato politico – inevitabilmente la riforma assume una sfumatura politica che, tenendo sempre a mente il principio della separazione dei poteri, non dovrebbe avere.

Per quanto riguarda i membri laici sorteggiati per i CSM e, in particolare, il sorteggio dei rappresentanti nominati dal Parlamento dalla lista redatta dal Parlamento stesso, il Dottor Santalucia, così come il Dottor Luparia, non si sono espressi molto, in quanto questo procedimento risulta abbastanza ambiguo. Non si specifica il numero di tali rappresentanti, il criterio con cui verrà redatta la lista. Da un lato, si pensa che potrebbe agevolare la riduzione del correntismo, ovvero delle correnti organizzate che spesso riuniscono magistrati con lo stesso pensiero politico e che esercitano a volte grande pressione nella scelta dei membri laici, dall’altro però si teme per l’indipendenza dei rappresentanti dei magistrati sorteggiati tra tutti i magistrati italiani, poiché, per come è esposto il decreto, c’è il rischio che questi ultimi si possano trovare di fronte a una fazione di rappresentanti nominati dal Parlamento politicamente compatti. 

Un dibattito dunque molto acceso tra i due professionisti – così come accesa è stata la risonanza mediatica  negli ultimi mesi, tra politici e personaggi di rilievo che non hanno avuto paura di esprimere la propria idea – e che ci ha permesso di costruirci un pensiero più strutturato e proprio, per poter scegliere di votare non per orientamento politico o seguendo l’uno o l’altro personaggio famoso che ha dichiarato il suo endorsement ma sulla base della natura informazione e delle conoscenze raccolte.

Testo del referendum: https://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2025/10/30/25A05968/sg

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