When I was a young boy…

Il 23 ottobre del 2006 la Reprise Records pubblicava “The Black Parade”, terzo album della band punk rock statunitense My Chemical Romance, che li avrebbe portati al successo mondiale.

Il concept album si concentra sul paziente, malato di cancro, che diffonde le sue ultime volontà attraverso le 13 (+1) tracce.

La nota sol5 (the g note nello slang dei fan) ad apertura de “Welcome To The Black Parade” è immortale da vent’anni e ancora emoziona i fan al tour Long Live The Black Parade 2026/27, ripresa del Black Parade World Tour 2006/07.
Con le sue canzoni commoventi e completi da marching band dei membri (da cui il nome Black Parade, a segnare l’arrivo della morte per il paziente), l’album rimane il più noto e amato del gruppo.

Interessante la scrittura del disco, registrato durante la permanenza nella Paramour Estate al fine di stimolare la creatività dei musicisti nell’ambiente presumibilmente infestato della villa del 1918.
Questo soggiorno è definito un “finale grandioso della realizzazione dell’album”, ma disturbante per il gruppo, che ha vissuto eventi paranormali e psicologicamente ardui tra cui incubi e disagio nell’ambiente gotico e inquietante della casa.

L’esperienza trapela in tracce come “Famous Last Words” e “Sleep”, la cui introduzione è una registrazione fatta da Gerard Way nel mezzo della notte ad attestare i terrori notturni dovuti all’atmosfera sinistra dell’edificio

Il brano più struggente è “Cancer”, definito “una rappresentazione vera e senza filtri, non edulcorata” della malattia che nel 2004 ha preso la vita della nonna di Mikey e Gerard Way.
A lei è dedicata “Helena” dal disco “Three Cheers For Sweet Revenge”, che il frontman ha chiamato “una lettera a sé stesso piena di rabbia per non esserci stato negli ultimi anni della sua vita”.

A confronto con le precedenti uscite “Three Cheers For Sweet Revenge” e “I brought you my bullets, you brought me your love”, “The Black Parade” è più introspettiva e “tragica” grazie alla storia completa, personale e drammatica di destino e ultimi saluti.

Il contrasto con il secondo album è un passaggio brusco dalla riflessione interiore di un uomo che uccide la moglie a quella di uno che sta per morire e dice addio all’amata, accettando l’arrivo della Black Parade a portarlo via come il padre (cit. “Welcome To The Black Parade”: “‘Cause one day I’ll leave you, a phantom to lead you in the summer, to join the Black Parade”).
È quasi violenta l’antitesi con l’album seguente “Danger Days: The True Lives Of The Fabulous Killjoys”, ambientato in una California post-apocalittica dove i Killjoys, (Party Poison, Fun Ghoul, Jet-Star e Kobra Kid) combattono contro il controllo delle Zone della Better Living Industries a colpi di pistole laser e pezzi irriverenti.

Il 12 settembre 2026, a 20 anni dall’uscita de “Welcome To The Black Parade” e 16 anni dall’ultimo disco, la band ha annunciato un nuovo album.
Il 23 ottobre 2006 “The Black Parade” ha cambiato qualcosa nel cuore di molti, e dopo due decenni continua a muovere gli animi di fan appassionati che sognano e non hanno paura di vivere.

Perché quando ci sveglieremo e scopriremo di essere qualcuno che non siamo, la musica che teniamo nel cuore sarà sempre lì, ad aspettare. Se non il destino, l’occasione giusta per essere ascoltata.

di Ilaria Iamele

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